Medical Center - Sesto Calende

Orario : Lun - Ven (8:00-19:00) | Sab (8:00-12:00)
  Contatti : +39 0331 958 095 Area riservata

Tutti i post di medicalcenter

Allergie stagionali : c’è un legame tra il microbioma intestinale e la reattività’ immunitaria

Dopo un inverno gelido, l’arrivo di giornate più lunghe e temperature più calde puo’decisamente essere un grande  dono tanto atteso . Purtroppo non e’ cosi’ per tutti! 

Lo starnuto, la congestione, l’annebbiamento mentale e l’irritazione che accompagnano le allergie stagionali possono davvero mettere un grande freno all’entusiasmo per l’arrivo del sole e degli stimoli vitali primaverili riducendo drasticamente la qualita’della nostra vita quotidiana !  Per coloro che fanno ciclicamante esperienza  di queste problematiche e’necessario considerare che le allergie rappresentano, nel loro complesso, una risposta immunitaria squilibrata e che l’’80% della nostra funzione immunitaria si trova all’interno dei nostri tratti digestivi.

Il microbiota del nostro tratto gastrointestinale ha dimostrato di svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo delle risposte immunitarie e nella tolleranza a diversi antigeni bilanciando le attività delle cellule coinvolte. La disbiosi batterica intestinale e’riconosciuto oggi, un potente“ mediatore causa-effetto”di molte problematiche e considerato un bersaglio terapeutico importantissimo per il trattamento di molte condizioni patologiche come allergie stagionali.  Allora come procedere?

1)     ANALIZZARE IL MICROBIOTA INTESTINALE attraverso indagini genetiche di ultima generazione attraverso un semplicissimo campione fecale . 

2)     Con alcuni accorgimenti caso per caso, gli interventi con probiotici, prebiotici e / o simbiotici sono oggi strumenti terapeutici decisamente promettenti in prevenzione e nel ripristino della funzionalità alterata del microbiota o come coadiuvante nell’immunoterapia specifica. 

Quello che e’ certo e’ che il benessere complessivo ne beneficerà notevolmente ! 

 

Scopri di più

INTESTINO : un ” nuovo ” organo di senso, invia messaggi al cervello in pochi millisecondi!

Hai mai provato sonnolenza dopo aver mangiato un pasto abbondante?

La vista di cibo abbondante ti ha dato una sensazione di stomaco ?

Vedere qualcuno speciale ti fa sentire delle farfalle nello stomaco?

Se hai fatto questa esperienza , allora sai quanto è forte la connessione tra il cervello e l’intestino.

Gli scienziati hanno scoperto che molte problematiche sono spesso associate a disturbi gastrointestinali funzionali. L’importanza dell’associazione tra l’intestino e il cervello sta assumendo un importanza non più’ sottovalutatile. 

La ricerca produce quotidianamente nuove evidenze. Il modo in cui funziona esattamente la segnalazione tra queste due parti integranti del corpo non è stato chiaro fino a poco tempo fa. Ora possiamo indagarlo attraverso l’indagine del DNA batterico intestinale con un semplice campione di auto prelievo fecale.

 http://www.medicalcentersrl.it/doctor/test-flora/

Scopri di più

LE IPERSENSIBILITA’ ALIMENTARI, ALLERTA DEL SISTEMA IMMUNITARIO: analizzarle e’ possibile!

Gli stimoli alimentari hanno potere allertante il sistema immunitario sia nel riconoscimento del ” self ” sia nei processi di ” tollerance ” . Valutare le IPERSENSIBILITA’ ALIMENTARI di TIPO III
diventa un valido aiuto nell’inquadramento della miglior coerenza alimentare a scopo salutogenetico.
___________________________________________________________________________________


MEDICAL CENTER SRL
LABORATORIO ANALISI SOTTOPOSTO A VEQ

Valutazione Esterna di Qualità, External quality assessment,  confronto interlaboratorio, con finalità di monitoraggio continuo della qualità il cui obiettivo e’ la valutazione oggettiva e indipendente della qualità delle misurazioni analitiche eseguite dai laboratori di analisi, soprattutto da quelli operanti in campo biomedico.

___________________________________________________________________________________

http://www.imupro.it/allergie-alimentari-igg/

GLOSSARIO :
Salutogenesi / Salutogenetico
(Aaron Antonovsky (1923-1994)

Nel concetto di salutogenesi, salute e malattia non sono due condizioni che si escludono a vicenda, bensì segnano i punti terminali di due poli opposti su un unico continuo. La salute non rappresenta uno stato di equilibrio, bensì il risultato di un’interazione dinamica tra fattori d’aggravio e fattori di protezione.

Scopri di più

Allergie e intolleranze alimentari: dai batteri intestinali nuove prospettive di cura

Fonte : microbiota.it
 Il recente e costante aumento di intolleranze o le allergie alimentari è con ogni probabilità da ricondurre non solo a predisposizioni genetiche ma anche, e forse soprattutto, a fattori ambientali. Alterazioni del microbiota intestinale hanno infatti dimostrato in più situazioni di favorirne l’insorgenza benché la modalità con questo avviene rimane per la maggior parte dei casi ancora da scoprire.

Leggi anche: Celiachia e microbiota: lo svezzamento ha un ruolo cruciale

Alberto Caminero e colleghi, attraverso questo lavoro di revisione pubblicato recentemente su Nature Reviews, hanno perciò voluto riassumere e discutere le evidenze cliniche e sperimentali ad oggi disponibili relative in particolar modo al legame tra alterazioni batteriche intestinali e la comparsa di reazioni avverse a determinati nutrienti, glutine in particolar modo, andando inoltre a presentare le principali proposte terapeutiche oggetto di studio. Nel dettaglio sono state considerate le interazioni tra dieta e microorganismi e tra ospite e microrganismo indagandone i meccanismi che ne stanno alla base.

Reazioni avverse al cibo: introduzione

Ne soffre circa un quinto della popolazione mondiale con manifestazioni differenti in base all’eziologia e alla gravità del processo. È importante tuttavia distinguerle in due tipologie ovvero in allergie vere e proprie e semplici intolleranze basandosi sulla natura biologica della risposta.

Nel primo caso infatti, al contatto con l’allergene in questione si attiva nell’immediato una risposta immunitaria spropositata e mediata principalmente da IgE. Nel secondo invece, il sistema immunitario non è coinvolto ma vengono a mancare quei meccanismi fisiologici di degradazione del nutriente ingerito, la beta-galattosidasi nel caso dell’intolleranza al lattosio ad esempio, che comporta quindi disordini gastrointestinali di vario tipo e intensità (diarrea, gonfiore, emicrania ecc.).

Fattori batterici ambientali

Numerosi studi hanno riportato associazioni tra lo sviluppo di una o più sensibilità agli alimenti e processi che possono alterare il microbiota intestinale tra i quali troviamo ad esempio la dieta nei primi mesi di vita, antibiotici o parto cesareo.

Nel caso della celiachia, l’allergia alimentare probabilmente più comune, sta prendendo sempre più piede l’ipotesi che il suo innesco sia dovuto a un insieme di fattori disparati che vanno dalla componente genetica, alle infezioni batteriche e/o virali ricorrenti, ad alterazioni batteriche.

Volendoci concentrare su questo ultimo punto, sulla base di studi preclinici e clinici è stato dimostrato che:

  • Il grado di attivazione della risposta immunitaria contro il glutine è in relazione alla componente batterica
  • Il microbiota intestinale è implicato nel metabolismo del glutine e nella modificazione del suo livello di immunogenicità
  • I pazienti celiaci presentano disbiosi intestinale con, ad esempio, un’espansione di Proteobacteria
  • Celiaci non rispondenti alla dieta priva di glutine presentano alterazioni batteriche duodenali
  • Parto cesareo, antibiotici, dieta durante i primi mesi di vita influiscono sulla componente batterica favorendo lo sviluppo di allergie alimentari in età più matura, celiachia compresa

Microbiota e dieta

I regimi dietetici che ognuno di noi segue costituiscono un fattore importante nel determinare la biodiversità della comunità batterica veicolandone le caratteristiche strutturali interne e la funzionalità metabolica.

Il microbiota intestinale è difatti considerato un vero e proprio organo di metabolismo data la sua capacità di trasformare, abbinato a specifici enzimi, una vasta gamma di nutrienti altrimenti non digeribili dall’ospite tra i quali troviamo anche i cosiddetti antigeni, andando perciò a coordinare anche la risposta immunitaria.

Alla mancanza di batteri in grado di trasformare questi antigeni ne consegue un loro riconoscimento da parte degli anticorpi e l’innesco della reazione allergica.

A tal proposito, riferendoci sempre alla celiachia, è stato dimostrato come una carenza di specie degradanti il glutine come Lactobacillus spp. sia più marcata proprio in soggetti con celiachia rispetto a controlli sani. Per determinare se questa alterazione sia una causa o una conseguenza della patologia sono tuttavia necessari ulteriori studi.

Le modificazioni relative al glutine da parte del microbiota non si limitano però solamente alla sua degradazione ma anche alla sua deaminazione e, di conseguenza, al suo livello di immunogenicità, aspetto applicabile tra l’altro anche ad altri allergeni come arachidi o uova.

Metaboliti con funzioni immunomodulanti

In condizioni fisiologiche, i nostri batteri intestinali hanno un ruolo chiave nel mantenere un ambiente “tollerante” nei confronti di antigeni esterniprevenendo l’instaurarsi di processi infiammatori attraverso il mantenimento dell’integrità della barriera epiteliale intestinale e controllando la funzionalità delle cellule immunitarie T.

Sono però i metaboliti prodotti dagli stessi batteri in seguito alla trasformazione dei substrati acquisiti con la dieta ad essere gli attori principali in questo fine equilibrio.

Acidi grassi a catena corta (SCFAs)

Tra questi, i più importanti sotto il punto di vista delle allergie alimentari sono, con ogni probabilità, gli acidi grassi a corta catena (SCFAs) o i derivati del triptofano. Alterazioni a loro carico sono infatti state osservate nei pazienti affetti da sensibilità alimentare.

Nel dettaglio, i SCFAs hanno dimostrato di:

  • Regolare i livelli e le capacità funzionali della proteina FOXP3 coinvolta nel mantenimento dei meccanismi di tolleranza agli antigeni alimentari o allergeni, il butirrato soprattutto
  • Aumentare la tolleranza orale ai allergeni alimentari promuovendo un’attività enzimatica specifica nelle cellule dendritiche CD103+
  • Incrementare l’integrità della barriera epiteliale durante infezioni enteriche in modelli murini

Altri determinanti microbici

Come anticipato, i batteri commensali dell’intestino, tra i loro vari compiti, proteggono l’ospite dallo sviluppo di sensibilità alimentari, attività confermata da studi su modelli germ-free i quali hanno presentato allergie alimentari molto più severe e in misura numericamente maggiore rispetto alla controparte con componente batterica fisiologica.

Volendo portare qualche esempio, Bacteroides fragilis adempie a questa funzione promuovendo la produzione di IL-10 e la differenziazione delle cellule pT immunitarie.

L’uso di probiotici basati su determinati batteri vivi derivanti sia da ceppi animali che umani ha inoltre dimostrato di attenuare la sintomatologia allergica e, in certi casi, di prevenirla come nel caso della co-somministrazione di B. breve M-16V e B. longum BB536.

Nonostante siano in costante aumento, è bene ricordare che ad oggi questi prodotti nel contesto delle allergie alimentari non sono ancora utilizzati nella pratica clinica quotidiana in quanto in attesa di ulteriori conferme scientifiche circa la loro efficacia.

Allergie e altri fattori non batterici

Brevemente, gli altri fattori esterni che concorrono nel determinare processi di allergie alimentari sono per la maggior parte eventi pro-infiammatori quali:

  • Disfunzioni della barriera intestinale e dell’immunità innata
  • Alterazioni della risposta immunitaria mediata in particolare da linfociti T helper 1-2 e da IL-15
  • Infezioni da reovirus ricorrenti correlate a risposta immunitaria

In conclusione…

  • I meccanismi alla base della sensibilità a particolari alimenti rimangono poco chiari nonostante numerosi studi abbiano dimostrato come i batteri intestinali, tra gli altri fattori predisponenti sia interni che esterni, abbiano un ruolo importante in questo processo
  • Il microbiota intestinale è in grado di degradare o modificare antigeni alimentari e allergeni andandone a modificare anche l’immunogenicità
  • Oltre alla disbiosi, caratteristica riscontrata nei pazienti con allergie alimentari, anche l’integrità della barriera intestinale e l’attività delle cellule regolatorie immunitarie rappresentano fattori chiave nello sviluppo di sensibilità

Nell’ottica di sviluppare nuove strategie di prevenzione e cura delle allergie alimentari è perciò quanto mai necessario continuare ad approfondire le specifiche interazioni e i meccanismi sottesi tra ospite e microorganismi.

McMaster University, Hamilton, Ontario (studio originale)

Scopri di più

Effetti collaterali dei farmaci: studio svela ruolo del microbiota intestinale

Fonte : Microbiota.it

Quando si assume un farmaco, si attivano reazioni metaboliche a vari livelli, sia da parte dell’ospite sia da parte dei microorganismi che lo colonizzano, batteri intestinali in particolare. Questo doppio fronte di intervento, che in parte coopera, aumenta la variabilità di risposta inter-individuale ai farmaci in termini di efficacia e di sicurezza. Come distinguere e quantificare dunque il contributo del microbiomabatterico da quello dell’ospite per intervenire in maniera sempre più personalizzata?

Michael Zimmermann e i colleghi dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, hanno cercato di rispondere con uno studio pubblicato su Science. Lo scopo della ricerca è stato quello di sviluppare una strategia di indagine sperimentale e computazionale per quantificare il reale contributo dei batteri rispetto alle reazioni enzimatiche dell’ospite, nel metabolismo di alcuni farmaci: brivudina (antivirale), sorivudina (antivirale) e clonazepam (benzodiazepina). Per farlo sono stati messi a punto opportuni modelli murini, convenzionali (CV), germ-free (GF) e gnotobiotici (GN), attraverso i quali è stato possibile seguire la farmacocinetica dei principi attivi selezionati con i risultati riportati di seguito.

Metabolismo di brivudina: ospite vs microbiota

Il principio attivo brivudina (BRV) è un antivirale metabolizzato a livello epatico in bromoviniluracile (BVU) sia dall’ospite sia dai batteri che lo colonizzano.

Per determinare quanto pesa realmente il contributo del microbiota nel metabolismo del farmaco rispetto a quello dell’ospite, i ricercatori lo hanno somministrato inizialmente ai modelli CV e GF, confrontando poi i livelli sierici e le concentrazioni intestinali ed epatiche sia di BRV sia di BVU con le seguenti osservazioni:

  • i livelli sierici del metabolita BVU nei modelli convenzionali sono risultati cinque volte superiori a quelli della controparte senza un parallelo decremento della forma BRV, il che suggerisce un contributo sostanziale del microbiota intestinale
  • la cinetica di BRV nel duodeno è risultata simile in entrambi i modelli
  • i modelli GF hanno registrato i maggiori valori di BRV nel tratto gastrointestinale e nelle feci; di contro, i livelli intestinali di BVU sono risultati più elevati nei CV rispetto ai GF
  • l’aumentata concentrazione sierica di BVU nei CV rispetto ai GF è accompagnata da un suo aumento a livello epatico

Alcuni studi hanno dimostrato come il BVU interferisca a sua volta con il metabolismo epatico delle pirimidine legandosi all’enzima diidropirimidina deidrogenasi (DPD) con conseguenze potenzialmente letali soprattutto per pazienti sottoposti a terapia con farmaci simil-pirimidine (5-fluorouracile per esempio).

Volendo testare il ruolo batterico anche in un fronte di potenziale tossicità, si è visto come, in seguito a somministrazione di BRV, i modelli CV accumulino più substrati DPD endogeni rispetto ai GF, confermando ancora una volta il contributo del microbiota.

Identificazione delle specie coinvolte

Dopo aver confermato il ruolo e l’essenzialità dal microbioma in generale, si è passati a identificare le specie direttamente coinvolte selezionando le otto, di norma, maggiormente espresse nell’intestino di mammiferi e tracciandone la capacità di convertire BRV in BVU.

Di queste, Bacteroidetes thetaiotamicron e B. ovatus hanno dimostrato la migliore attività metabolica. In che modo? Analisi di mappatura genomica hanno individuato come responsabile il gene bt4554, codificante per l’enzima purina nucleoside fosfatasi 2.

La ricerca si è quindi focalizzata sull’approfondimento del ruolo del gene identificato somministrando BRV dopo aver colonizzato modelli murini gnotobiotici (GN) rispettivamente con il ceppo Bacteroidetes thetaiotamicron wild-type (WT) e con quello mutato per non esprimerlo (MUT). La capacità di crescita e colonizzazione intestinale delle due varianti si è dimostrata comparabile.

  • i livelli sierici di BRV sono risultati analoghi nei due gruppi (GN-WT vs GN-MUT) suggerendo come l’attività batterica di metabolismo intestinale non influisca né sulla biodisponibilità del farmaco né sulla sua eliminazione
  • di contro, il gruppo GN-WT ha registrato valori sierici del metabolita BVU notevolmente maggiori rispetto alla controparte. Risultati analoghi sono stati riscontrati anche a livello epatico
  • come per i modelli CV e GF, l’incremento di BVU sistemica nei GN-WT è accompagnata da un significativo metabolismo intestinale di BRV
  • il ceppo Bacteroidetes thetaiotamicron WT converte totalmente BRV nel cieco. Il risultante BVU è poi assorbito a livello di cieco e colon. Nei modelli GN-MUT, date le sue concentrazioni fecali, l’assorbimento intestinale del metabolita è risultato ridotto

Modello farmacocinetico

Dall’approccio più sperimentale, i ricercatori sono passati a uno computazionale mettendo a punto un modello farmacocinetico per quantificare il contributo al metabolismo sistemico del farmaco rispettivamente dell’ospite e del microbiota (GN-WT vs GN-MUT).

I parametri considerati sono stati: il passaggio di BRV dall’intestino al circolo ematico; l’eliminazione di BRV (sede e velocità); la conversione da BRV in BVU mediata dall’ospite; l’eliminazione di BVU; il transito intestinale.

Senza entrare nei dettagli tecnici, il modello generato ha dimostrato:

  • di predire con ragionevole accuratezza la cinetica di BRV nel siero dei GN-WT oltre che il contributo di ospite e batteri per i livelli sierici di BVU
  • che, sebbene l’attività microbica sia la maggior responsabile della concentrazione sierica di BVU, anche la variabilità dell’ospite incide molto sulla biodisponibilità
  • di essere applicabile anche in modelli murini convenzionali

Per validare il metodo, i ricercatori lo hanno poi testato somministrando a modelli CV e GF altri principi attivi, ossia sorivudina (SRV), un analogo di BRV per struttura e attività, e clonazepam. I livelli dei farmaci e dei relativi metaboliti sono stati quindi monitorati nel tempo sia nei tessuti intestinali sia nel siero.

In entrambi i casi, il modello farmacocinetico ha permesso la distinzione del contributo dell’ospite rispetto a quello batterico nel metabolismo del farmaco anche quando i processi messi in atto erano di fatto chimicamente identici.

In conclusione, dunque, nel metabolismo di un farmaco la componente batterica offre un contributo importante e interconnesso con l’attività dell’ospite. Capirne e quantificarne nel dettaglio le dinamiche per predirne efficacia e sicurezza rappresenta un grande vantaggio nell’ambito della medicina personalizzata.

L’approccio farmacocinetico formulato in questo lavoro potrebbe inoltre essere applicato, con le dovute modifiche, anche allo studio della trasformazione di nutrienti, xenobioti o metaboliti endogeni.

 

Scopri di più

Microbiota intestinale: scoperte 2.000 specie di batteri finora sconosciuti

Fonte : Microbiota.it

Sebbene i microbi intestinali svolgano ruoli importanti nella salute umana, la maggior parte di essi appartiene a specie che non sono in grado di sopravvivere all’esterno dell’intestino o sono presenti in quantità così minuscole da non poter essere rilevate con metodi di laboratorio tradizionali.

Ora, grazie a strumenti computazionali avanzati, gli scienziati hanno identificato quasi 2.000 nuove specie di batteri intestinali.

Nello studio, pubblicato sulla rivista Nature, Alexandre Almeida e i suoi colleghi presso l’European Bioinformatics Institute e il Wellcome Sanger Institute hanno sfruttato uno dei database più completi di batteri intestinali per identificare le specie che non sono ancora state coltivate in laboratorio.

Alla scoperta di nuove specie batteriche

Il team ha analizzato 11.850 microbiomi intestinali da circa 75 studi che hanno campionato persone in tutto il mondo. Utilizzando metodi computazionali, i ricercatori hanno trovato 2.068 genomi batterici, il 94% dei quali (1.952) non corrispondevano a nessun genoma conosciuto in un database pubblico di batteri intestinali coltivati.

La maggior parte dei batteri scoperti appartiene alle famiglie delle Coriobacteriaceae, delle Ruminococcacee o di Peptostreptococcaceae e ai generi Collinsella, Clostridium e Prevotella. Ciò suggerisce che, sebbene questi batteri siano noti colonizzatori dell’intestino, la maggior parte di questi non sono ancora stati identificati.

Un pregiudizio che coinvolge anche il microbiota

I batteri più rari erano più comuni tra i campioni prelevati in Africa e in Sud America. Questo perché, secondo i ricercatori, i dati sulle feci pubblicamente disponibili sono distorti verso le popolazioni europee e nordamericane. Per aumentare la nostra conoscenza del microbioma umano, aggiungono, è importante raccogliere dati da popolazioni sottorappresentate.

Successivamente, il team ha esaminato le funzioni principali dei genomi batterici appena identificati e ha scoperto geni coinvolti nel trasporto della membrana, nel metabolismo dei carboidrati e nelle funzioni antiossidante e redox. Ciò suggerisce che alcune di queste specie batteriche sono sensibili all’ossigeno ambientale, il che le rende difficili da isolare e crescere in laboratorio.

Secondo gli scienziati, sapere quali specie batteriche vivono nell’intestino potrebbe aiutare a far progredire la diagnosi e il trattamento dei disturbi dell’intestino migliorando la nostra comprensione di come questi microbi influenzano la salute umana.

 

Scopri di più

Microbiota Intestinale : cosa possiamo fare per preservare la BIODIVERSITA’?

Innanzi tutto e’necessario mapparla e quantificarla procedendo con l’analisi.

Recenti ricerche sul microbiota intestinale umano mostrano che la diversità del microbioma intestinale nel mondo occidentale è in declino rispetto. Un gruppo di scienziati, tra cui Maria G. Dominguez-Bello della Rutgers University (USA), ha sollevato una questione importante nel numero di ottobre di Science riguardante le azioni che devono essere intraprese per ripristinare e preservare il nostro microbiota intestinale per le generazioni future.

Negli ultimi dieci anni, numerosi studi ci hanno portato a credere che un alto livello di diversità dei microorganismi nel microbiota intestinale sia direttamente correlato con un buono stato di salute generale. La riduzione di questa diversità microbica nel corso degli anni dovuta all’industrializzazione e allo stile di vita nelle società occidentali è direttamente correlata a un aumento delle malattie metaboliche, immunitarie e cognitive come obesità, diabete, asma, allergie, malattie infiammatorie intestinali, autismo e altri disturbi mentali .

Un nuovo report in Cell ha mostrato che anche da 6 a 9 mesi dopo un’immigrazione dalla Thailandia verso gli Stati Uniti ha un effetto drammatico sul microbiota intestinale, con conseguente riduzione della diversità microbica e un aumento del rischio di obesità. Il microbiota umano occidentale sta perdendo batteri appartenenti a Lactobacillus, Bifidobacterium, Bacteroides, Prevotella, e altri generi che sono essenziali per la nostra comunità microbica intestinale. Questi gruppi batterici aumentano la funzione protettiva dell’intestino, migliorano la digestione, la funzione dei sistemi immunitario e nervoso e altro ancora.

Come possiamo “salvare”  allora , il nostro microbiota intestinale in modo da poter mantenere e migliorare la nostra salute?  Gli autori suggeriscono che avere buona cura dei nostri amici microbici potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti non solo per i disturbi intestinali, ma per altri disturbi cronici legati al microbioma come allergie, obesità e diabete. Questi sono i passaggi che potrebbero preservare lo stato attuale del microbiota intestinale:

  • Analizzarlo periodicamente durante il corso della vita
  • Saggio uso degli antibiotici.
  • Riduzione del numero dei parti cesarei non necessari.
  • Promozione dell’allattamento al seno.
  • Riduzione di prodotti antimicrobici ambientali.
  • Migliorare la dieta aumentando la quantità di fibre e la diversità degli alimenti
  • Aggiunta di alimenti funzionali contenenti pre, pro e post biotici alle diete

Maria G. Dominguez-Bello, Rob Knight, Jack A. Gilbert, Martin J. Blaser. Preserving microbial diversity. Science. 2018. DOI: 10.1126/science.aau8816

Scopri di più

Batteri Intestinali: Nutrienti e Cervello comunicano attraverso il microbiota

La comunicazione intestino – cervello: la scoperta di un nuovo tipo di cellula entero-endocrina spiega come l’intestino e il cervello si scambiano i segnali ricevuti dai nutrienti.

E’ noto da tempo che l’intestino comunica con il cervello attraverso diversi percorsi che includono l’attivazione neuronale, il rilascio di ormoni e segnali immunitari.  L’ultimo decennio ha visto un cambio di paradigma nella nostra comprensione dell’asse del microbiota-intestino-cervello.

Con la scoperta delle “cellule di neuropode”, gli scienziati hanno trovato nuove prove dettagliate sul modo in cui i nutrienti nell’intestino  comunicano rapidamente con il cervello. I ricercatori sono giunti alla conclusione che questi ” nuovi ” meccanismi potrebbero decisamente essere i primi a percepire i nutrienti che raggiungono immediatamente l’intestino dopo un pasto, anche prima che vengano rilasciati gli ormoni intestinali coinvolti nella sazietà’. L’analisi del Microbiota intestinale e la nutrizione assumono quindi un ruolo fondamentale.

REAL TIME FLORA SCREENING : Analisi metagenomica delle popolazioni batteriche intestinali.

TEMPO DI REFERTAZIONE : 5 giorni lavorativi

CAMPIONE : AUTOPRELIEVO FECALE

KIT PRELIEVO : INCLUSO

Scopri di più

SENSIBILITA’ ALIMENTARI : Il microbiota intestinale gioca un ruolo fondamentale!

Avere una o più’  sensibilità alimentari significa abbassare notevolmente la qualità’ della vita. Evitare un particolare alimento o componente alimentare può essere inoltre notevolmente difficile e l’evitamento è attualmente la nostra opzione di trattamento migliore per questo tipo di condizione. Se sonsideriamo che un quinto della popolazione e’ o sara’ influenzato da sensibilita’ alimentari nel corso della propria vita, la scoperta di valide alternative è fondamentale. L’aumentata sensibilità alimentare è aumentata a un ritmo vorticoso, supera addirittura i cambiamenti genetici e,  il microbiota intestinale, viene ad oggi identificato come un fattore che contribuisce alla problematica se non e’ in equilibrio eubiotico. Una nuova analisi della natura condotta da Elena Verdú della McMaster University in Canada mette in evidenza le ricerche attuali su come i cambiamenti nel microbiota intestinale alterino le interazioni con il sistema immunitario verso lo sviluppo delle sensibilità alimentari.   Facciamo il punto della situazione .Innanzitutto, è importante comprendere la differenza tra intolleranza alimentare e sensibilità alimentare, poiché sono argomenti spesso soggette a confusione. Le intolleranze alimentari non coinvolgono il sistema immunitario e non sono pericolose per la vita, mentre le sensibilità alimentari implicano l’attivazione del sistema immunitario e hanno gravi implicazioni sulla salute.

L’infografica permette di conoscere meglio intolleranze e sensibilità. Lo sviluppo di una sensibilità alimentare cambia il modo in cui il sistema immunitario risponde ad un componente alimentare, causando una reazione immunitaria inappropriata. Facciamo riferimento a reazioni immunitarie appropriate rispetto allo stimolo alimentare, il che significa che il nostro sistema immunitario può identificare i componenti alimentari come sicuri e non reagire a loro. Negli individui con sensibilità alimentare, questa perdita di tolleranza significa che il loro sistema immunitario identifica in modo inappropriato i componenti del cibo come sostanze “not self“ (non proprie) e reagisce. I ricercatori hanno identificato nelle alterazioni nel microbiota intestinale, un “driver“ (guida) verso il cambiamento dell ‘attivazione immunitaria. Queste alterate reazioni si verificano per causa genetica, dell’ambiente, del ruolo del microbiota intestinale.

Genetica, Ambiente e Alterazioni nel microbiota intestinale sono state identificate comealcune delle cause attraverso cui,  persone geneticamente predisposte possono inoltre sviluppare una condizione autoimmune.

Le infezioni batteriche e virali, o l’esaurimento dei ceppi batterici protettivi nell’intestino, sono quindi implicati nell’aumentare la suscettibilità o una perdita di tolleranza.

Batteri e Virus hanno infatti hanno la capacita’ di sopprimere le risposte immunitarie appropriate innescando processi infiammatori che possono causare anche un aumento della permeabilità intestinale, favorendo cos’reazioni di sensibilità alimentare. Anche se la genetica sembra giocare un ruolo fondamnetale, anche i fattori ambientali che influenzano il microbiota intestinale partecipano al gioco perverso.

Per capire meglio come il microbiota intestinale mantiene la funzione immunitaria, i ricercatori si sono rivolti a modelli animali ed umani , scoprendo che il numero totale e i tipi di batteri possono spiegare i cambiamenti nella funzione immunitaria. Alcuni batteri possono regolare positivamente il sistema immunitario e sono stati trovati per aiutare a mantenere la barriera intestinale e lo strato mucoso, proteggendo contro la perdita di tolleranza.

Con l’importante ruolo scoperto riferito alla capcita’ batterica nel mantenere il sistema immunitario correttamente reattivo, i ricercatori hanno messo in discussione il modo in cui i probiotici possono influenzare lo sviluppo e la gestione della sensibilità alimentare. Uno studio importante ha scoperto come una combinazione di Bifidobacterium longum BB536 e Bifidobacterium breve M16-V, assunto da donne gravide riduceva il rischio di dermatite atopica dei neonati a seguito della nascita. Un altro studio molto interessante , condotto su animali, ha mostrato che una combinazione probiotica di diversi ceppi di Bifidobacterium e Lactobacillus riduceva la gravità della reazione allergica modulando il sistema immunitario. Ciò fornisce preziose informazioni su come i probiotici possano avere applicazioni nella prevenzione e nel trattamento delle sensibilità alimentari.

IMUPRO & FLORA TEST

Scopri di più